La CNA-FITA rivela un sondaggio, da cui emerge che nel 50% dei casi le tariffe dell'autotrasporto hanno subito una flessione dopo l'attuazione della riforma.
Maurizio Longo, segretario nazionale di Fita-Cna, lancia un affondo alla riforma dell'autotrasporto attraverso un sondaggio promosso dalla sua associazione. Dalla ricerca emerge che l'attuazione della nuova legge, che ha liberalizzato le tariffe abolendo quelle a forcella, ha provocato una diminuzione delle stesse nel 48% delle imprese intervistate. Inoltre, solo il dieci percento degli autotrasportatori è stato coinvolto attivamente nella sottoscrizione di un contratto d'autotrasporto. "Ciò significa che il contratto rappresenta via più facile attraverso cui la committenza scarica responsabilità e costi sull'autotrasportatore", afferma Longo.
Gli operatori intervistati bocciano a grande maggioranza la riforma: ben il 95%, infatti, esprime un giudizio negativo e il 97% ritiene che essa abbia peggiorato le condizioni di lavoro. Dal sondaggio emerge un dato preoccupante: un'impresa di autotrasporto su quattro è molto indebitata e, quindi, rischia la chiusura. "Già nel 2006 mancavano all'appello, rispetto all'anno precedente, 4500 imprese", spiega Longo. "La nostra ricerca evidenzia una volta per tutte che i problemi dell'autotrasporto sono ormai di tipo strutturale. Se non si pone mano alla funzionalità del mercato con regole chiare e garantite, la deregolamentazione in atto determinerà un'accelerazione nel processo di eliminazione delle imprese del settore".
Fita propone di utilizzare il disegno di legge che proroga i termini della riforma per rielaborarla. Inoltre, l'associazione chiede maggiori controlli sulla regolarità dei trasporti: "Il 90% delle imprese di autotrasporto intervistate non si trincera in difesa di privilegi che comunque non esistono, ma rivendica una vera strategia dei controlli da attuarsi non solo su strada ma anche presso le aziende che utilizzano i servizi di autotrasporto", conclude Longo.